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Sala della Genesi

Autore: artisti Veneti.

Datazione: post 1643.

Al centro del complesso architettonico si trova la Sala della Genesi alla quale si accedeva originariamente dal giardino per mezzo della scalinata; più tardi, probabilmente tra Ottocento e Novecento, fu aggiunta un’ulteriore porta a monte quale collegamento con la strada pubblica.

Le decorazioni ad affresco, disposte su due registri, coprono interamente le pareti. La divisione su due differenti piani è probabilmente riferibile ad un presunto ampliamento verso l’alto effettuato dalla famiglia Barbieri. Il registro inferiore è totalmente caratterizzato da un finto porticato con colonne a capitelli corinzi e volte a crociera che si aprono verso scene di paesaggio. Della raffigurazione più ampia rimangono purtroppo solo alcuni stralci che lasciano comprendere come la parete fosse decorata con un grande paesaggio caratterizzato da una città fortificata. I paesaggi che si vedono rappresentati sulle altre pareti hanno trovato ispirazione dall’ambiente circostante solcato da rivi e mosso dai colli sui quali si radunavano le case contadine, i casoni, dai tetti di paglia.

Nel registro superiore si trovano le otto scene tratte dal libro della Genesi, due per ciascuna parete, che si dispongono cronologicamente a partire dalla parete ovest: la Creazione di Eva e il Peccato Originale (parete ovest) (1), la Cacciata di Adamo ed Eva (2) e la Vita agreste dei Progenitori (parete nord), la Costruzione dell’arca e il Diluvio Universale (parete est) (3), l’ Uscita dall’Arca e il Sacrificio di Noè (parete sud). Tutte le otto scene sono pressoché identiche a quelle che si trovano nella seconda e nella terza volta delle Logge Vaticane a Roma, ad eccezione della raffigurazione della costruzione dell’arca che risulta eseguita in controparte (tale fatto ha fatto ricondurre il soggetto alla circolazione delle incisioni di Giovani Lanfranco per mezzo dell’ Historia del testamento vecchio stampata a Roma, presso Giovanni Orlandi nel 1607). Tale derivazione raffaellesca spetta presumibilmente a Monsignor Antonio Barbieri, uno dei personaggi di maggiore spicco della famiglia, che pare avesse numerosi contatti con l’ambiente romano. Al centro della parete nord campeggia uno stemma gentilizio che per metà ripropone quello della famiglia Barbieri e per l’altra metà quello di un’altra famiglia non ancora identificata con la quale si era probabilmente imparentata.

I grandi riquadri sono racchiusi entro una cornice dorata dipinta attorno alla quale è disposta una ricca e pesante decorazione formata da finti cartigli, conchiglie e putti alati. Tra le volute della cornice si trovano, infine, dei ricchi festoni che riprendono la moda cinquecentesca della decorazione di chiara tipologia veneta e riferibile all’ambito veronesiano e zelottesco.

Merita attenzione il prezioso soffitto a carte dipinte nel quale si alternano elementi floreali e paesaggi (4).

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