Villa Giusti Suman: la storia

Esempio di villa veneta ed erede di una storia secolare, Villa Giusti-Suman sorge sul poggio del Castello sul versante meridionale delle colline delle Bregonze, alta sul rio Val Grossa e a ponente del corso del torrente Astico. Sorta in questo luogo probabilmente nel XV sec. quale dimora della nobile famiglia Zoiano, passò  agli Aviano (notizie dal 1592 al 1639), ai Rusca (1639-1643) e ai Barbieri (1643-1711) che ne promossero con probabilità la sistemazione complessiva e la decorazione delle stanze. Divenne proprietà poi degli Zambelli (1711-1759), dei Molin (1759-1843), dei Giusti del Giardino-Suman (1843-1839), della Parrocchia di S. Zenone (1939-1989) ed infine del Comune di Zugliano.

La struttura attuale

La villa assume oggi, dopo svariati rimaneggiamenti, una caratteristica forma allungata e simmetrica che le conferisce un aspetto scenografico. L’intera facciata è impreziosita da fasce colorate marcapiano e da decorazioni che contornano le finestre sulle quali sono visibili timpani sormontati da figure umane sdraiate. Sopra il portone si trova un mascherone ed un affresco di difficile lettura. Il timpano è interamente decorato a stucco con festoni e putti che sorreggono uno stemma araldico. Sulla sommità della facciata sono poste sette statue raffiguranti le allegorie dei Mestieri intervallate da decorazioni in pietra. L’avancorpo centrale comunica per mezzo di una scalinata con l’attuale giardino. Era questo il cortile interno dell’intero complesso agricolo della villa. Le ville venete, infatti, non erano solo luoghi di villeggiatura delle nobili famiglie cittadine, ma veri e propri complessi agricoli per la gestione delle proprietà terriere: nel Seicento l’intero complesso era cinto da mura e composto da un corpo rustico ad oriente e due torri colombare ad occidente. Ad oriente delle fabbriche, dove oggi si trova un parcheggio, stavano il brolo ed il giardino. Da qui è possibile seguire un sentiero, detto grottolona, che conduce alla sorgente delle Fontane: da una piccola grotta, scavata ed adattata nel corso dei secoli, scorga acqua purissima la quale, attraverso i campi, raggiunge contrada Santa Maria a valle. L’amena sorgente fu oggetto di lavori di sistemazione nel 1883 con i quali il Comune di Zugliano ampliò i manufatti esistenti realizzando un lavatoio e le vasche di sedimentazione e raccolta.

Il piano nobile

La villa si sviluppa su quattro piani di cui un seminterrato ed un granaio. Il piano nobile, composto di cinque sale, si presenta interamente affrescato e decorato, sia nelle sale nobili, sia nelle aree di servizio quali le scale e i vani laterali di accesso. In questo livello si trova pure la probabile cappella gentilizia della quale rimangono ancora alcune tracce. Particolarmente interessante è un affresco di modeste dimensioni raffigurante una Pietà. Secondo recenti indagini l’affresco sarebbe opera di Pietro Tiso, artista zuglianese attivo nel XVII sec. del quale si conservano alcune opere firmate e datate. L’immagine qui presente rimanda alle Pietà realizzate dal pittore Antoon Van Dyck (1599-1641) e pone la realtà zuglianese in un contesto europeo nel quale le opere di eccellenti pittori circolavano per mezzo di copie e stampe. Curioso è il motivo per il quale tale affresco è giunto fino ad oggi: dopo l’acquisizione dell’immobile da parte della Parrocchia questa stanza fu utilizzata come cucina e sopra l’affresco venne posto il gocciolatoio che lo riparò dalle tinteggiature. Per questo fatto l’affresco è detto localmente Madonna della sgiossarola cioè del gocciolatoio.

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