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Stanza della musica o della Gerusalemme Liberata

Autore: Antonio Vassillacchi detto l’Aliense (?) e collaboratori.

Datazione: XVI sec. (?)

La sala propone i grandi temi della Gerusalemme Liberata (1) di Torquato Tasso attraverso sei scene legate ad episodi del poema disposte in ordine cronologico secondo un andamento antiorario a partire dalla parete sud.

Gli episodi raffigurano Rinaldo caduto addormentato (parete sud), Rinaldo e Armida nel giardino della maga e l’Abbandono di Armida (parete est), Rinaldo che libera la selva dagli incantesimi (al centro della parete nord, con ai lati due scene con fanciulle che cantano e suonano), Lo scontro tra Bradamante e Ruggiero nel momento del riconoscimento di Bradamante a cui è caduto l’elmo e la Vittoria finale dei crociati (parete ovest). Le scene trovano posto all’interno di una precisa struttura architettonica caratterizzata da colonne sbreccate di gusto tardocinquecentesco o tra i resti di nicchie marmoree con statue in rovina. Sopra a ciascuna scena vengono proposte raffigurazioni di amori o di inseguimenti da parte di divinità e satiri che possono far pensare ad episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Fanno riferimento a questi episodi anche le Figure femminili monocrome (2), di ottima qualità esecutiva, che a due a due si dispongono sopra le porte: con i loro gesti indicano quanto accade nei riquadri. La parte superiore della sala presenta un finto cornicione sbrecciato dalle cui aperture si intravedono vari elementi o personaggi che si affacciano. Di particolare curiosità è la mano che compare sulla parete orientale e che sembra voler dare inizio alla scena suggerendo allo spettatore la direzione antioraria dell’andamento degli episodi rappresentati.

Dal punto di vista compositivo questa sala presenta vari piani di lettura che, al di là della raffigurazione degli episodi tratti dalla Gerusalemme liberata, ad oggi non sono stati ancora identificati. Una nuova interpretazione è stata offerta nel 2008 da Katia Brugnolo che vedrebbe in tale rappresentazione una sorta di “teatro nel teatro” con un riferimento al modello del Teatro di Sabbioneta.

Questa è l’unica stanza per la quale sia possibile proporre l’autore nella persona dell’Aliense: la scena finale, quella della Vittoria, trova, infatti, precisi riferimenti alla scena presente nella villa di Noventa Vicentina dove operò lo stesso frescante. Anche questa sala sarebbe da attribuire alla committenza Barbieri.

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