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Stanza delle divinità o delle quattro stagioni

Autore: non identificato.

Datazione: XVII sec.

La sala presenta una decorazione a finto bugnato grigio con colonne scanalate corinzie che ripartiscono lo spazio entro il quale trovano posto le divinità dell’Olimpo raffigurate come finte statue poste su delle mensole.

Partendo dalla parete orientale si riconoscono Saturno e Nettuno, seguono poi Marte, Mercurio e Apollo sulla parete settentrionale, Venere e Diana su quella occidentale e Vulcano su quella meridionale, sopra il camino. Le figure delle divinità sono esemplificate sullo schema tardomanieristico cinquecentesco di cui si vedono vari esempi in ambito veneto – non ultimo quello della Sala dei Cesari di Villa Pojana a Pojana Maggiore, che sembra essere il più vicino a quanto presente a Zugliano – e sono accompagnate anche da una finta ombreggiatura ad imitazione dell’effetto che poteva produrre la luce entrando dalle due finestre e dal salone centrale adiacente.

Al centro della parete est, sopra la porta, si trova la Primavera (1) accompagnata ai lati da due scene con altrettanti Putti con fiori (2); su quella nord Cerere o l’Estate è affiancata da due Putti con frutti; ad ovest Bacco o l’Autunno (3) sono accompagnati da due raffigurazioni di Satiri; chiude la scena la parete nord con l’Inverno con ai lati due Putti che si riparano dal freddo avvolti entro un pesante panno. Le figure e la composizione rappresentano una ripresa degli schemi zelottiani cinquecenteschi. Tra le stagioni, sempre sulla fascia superiore, trovano posto anche i dodici Segni zodiacali.

Il Ridolfi considera questa sala opera di Vasillacchi. Attribuzione condivisa da Binotto che riconoscerebbe nelle finte statue degli dei e nel fondale a bugnato i caratteri veronesiani dell’artista. Inoltre, secondo la studiosa, la Primavera e l’Estate sarebbero affini alle allegorie dei Continenti di villa Barbarigo a Noventa Vicentina dove operò proprio l’Aliense con i suoi collaboratori. Non è però da scartare l’ipotesi di Maino per la quale gli autori potrebbero essere di artisti minori o epigoni della scuola dello Zelotti accostando alcune scene come la Primavera e Vulcano (4) a quanto raffigurato dall’artista nella vicina villa palladiana di Lonedo di Lugo di Vicenza.

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